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Ulcere diabetiche: un nuovo biomateriale per il loro trattamento

Sviluppato da un gruppo di ricercatori della Yale University, un nuovo biomateriale potrebbe permettere di superare i limiti delle matrici dermiche acellulari oggi utilizzate.

Ulcere diabetiche non curabili: i numeri

Si prevede che nel 2025 circa 300 milioni di soggetti al mondo saranno affetti da diabete mellito. Di questi, il 15-20% svilupperà ulcere incurabili e il 22% subirà un’amputazione che porta ad elevati tassi di mortalità a 5 anni. È per questo che la medicina rigenerativa ha urgente bisogno di accelerare i processi di guarigione delle ferite.

I biomateriali disponibili

Ad oggi, la medicina rigenerativa consente di ottenere biomateriali privi di cellule con netti vantaggi rispetto a materiali di tipo sintetico. Tra questi vi sono il mantenimento della struttura della matrice extracellulare nativa, la conservazione dei fattori di crescita e di altri componenti bioattivi associati alla matrice, la buona tollerabilità dei prodotti di degradazione e la risposta favorevole da parte dell’ospite. Tra i biomateriali più popolari nella clinica, le matrici dermiche acellulari (ADM) registrano milioni di innesti impiantati nei pazienti.

Quali sono i limiti delle matrici dermiche acellulari attuali?

Il ritardo nel rimodellamento e nell'integrazione cellulare costituiscono i limiti principali di questi materiali, perché concorrono al fallimento del processo riparativo. Inoltre, il trattamento con le matrici dermiche acellulari causa numerose e dimostrate complicanze nei pazienti. Tra queste si annoverano deiscenza della lesione, necrosi cutanea e infezione, e tassi di complicanze che arrivano al 38,7%. Migliorare l’integrazione cellulare delle matrici dermiche acellulari con il tessuto circostante potrà consentire di ridurre le complicanze e di migliorare gli outcome clinici dei pazienti affetti da ulcere diabetiche.

Il nuovo biomateriale

Grazie al supporto dell’ingegneria genetica animale, Morris e la sua équipe hanno prodotto un’impalcatura acellulare che potrebbe permettere di superare i limiti delle matrici dermiche diffusamente utilizzate. Il nuovo biomateriale è composto da una matrice extracellulare dall’aumentata forza tensiva e diminuita componente elastica. Impiantato su via sottocutanea su ulcere diabetiche di modelli murini, questo prodotto si è dimostrato capace di promuovere maggiormente il rimodellamento tissutale, la vascolarizzazione e la migrazione cellulare rispetto al wild type.

Com’è stato sviluppato?

In precedenti ricerche era stato dimostrato che l’assenza della molecola denominata “trombospondina 2” era in grado di migliorare il processo di guarigione delle ferite. I ricercatori dell’Università di Yale sono partiti da questi studi per ottenere una nuova impalcatura (scaffold) decellularizzata priva di tale molecola. Per fare ciò, i ricercatori hanno generato topi knock-out per il gene codificante la trombospondina 2, ottenendo il tessuto cutaneo da cui è stato ricavato il nuovo biomateriale in oggetto.

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