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Metformina e l’asse microbiota-acidi biliari

Un recente studio svela nuovi dettagli sul meccanismo d’azione della metformina, aprendo la strada anche a nuove possibili strategie terapeutiche per migliorare la sensibilità insulinica nei pazienti diabetici.

Metformina: in prima linea da oltre 60 anni

È dagli anni ’50 che la metformina viene utilizzata per il trattamento del diabete nell’uomo: il primo utilizzo fu ad opera di un medico francese.
Grazie al suo effetto ipoglicemizzante e al suo profilo di sicurezza, la metformina è da sempre utilizzata come trattamento di prima linea per il diabete mellito di tipo 2, nonostante alcuni aspetti del meccanismo d’azione siano ancora oggi da comprendere pienamente.
Attualmente, secondo l’ipotesi più accreditata, la metformina riduce la sintesi di glucosio a livello epatico (gluconeogenesi) agendo direttamente sugli epatociti, in parte attraverso la proteina chinasi AMP-attivata (AMPK).


Cosa c’entra la metformina con il microbiota?

Si suppone che la metformina possa avere una certa influenza sulla popolazione di microrganismi che risiedono nell’intestino (il microbiota intestinale); la metformina infatti, una volta somministrata, arriva anche al piccolo intestino, raggiungendo in questa sede concentrazioni maggiori rispetto a quelle plasmatiche.
Secondo recenti evidenze scientifiche, la metformina sarebbe in grado di modificare il patrimonio genetico del microbiota di pazienti con DMT2, il che farebbe dedurre che la riduzione dell’iperglicemia da parte della metformina sia dovuta anche alla sua azione sul microbiota.

Effetto della metformina attraverso l’asse microbiota-acidi biliari

In uno studio, di recente pubblicazione, sono emersi nuovi aspetti della modalità d’azione della metformina, legati proprio all’interazione di questa molecola con il microbiota intestinale; lo studio ha persino individuato il batterio coinvolto.
In sintesi, è stata dimostrata la capacità della metformina di migliorare i livelli di glicemia agendo attraverso l’asse Bacteroides fragilis –acido glicoursodesossicolico (GUDCA) – recettore farnesoide X intestinale (FXR).
Il Bacteroides fragilis è un enterobatterio anaerobico in grado di trasformare gli acidi biliari primari in secondari. Gli acidi biliari possono alterare il metabolismo dell’ospite legandosi a recettori nucleari, come l’FXR che è coinvolto in diverse patologie metaboliche.
Secondo gli autori, la metformina, con un’azione diretta sul Bacteroides fragilis, che a sua volta coinvolgerebbe il GUDCA, andrebbe ad alterare il pathway di segnalazione di FXR e lo farebbe in modo indipendente dalla proteina chinasi AMP. Conclusioni, queste, che sembrano promettere nuove valutazioni sul trattamento delle patologie metaboliche.

Fonte:
Sun L, et al. Nat Med. 2018 Dec;24(12):1919-1929. doi: 10.1038/s41591-018-0222-4.
Guo GL, Xie W. Nat Med. 2018 Dec;24(12):1789-1790. doi: 10.1038/s41591-018-0273-6

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