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DMT2: tra i fattori di rischio la carenza di vitamina D

Da tempo sospettata di avere un ruolo nell’insorgenza del diabete di tipo 2, la carenza di vitamina D può oggi essere considerata a tutti gli effetti un fattore di rischio per questa malattia. Lo ha dimostrato un recente studio pubblicato su PLoS ONE.

L’emergenza diabete 

Il diabete di tipo 2 è una delle principali emergenze sanitarie a livello globale, tanto che questa malattia è ormai generalmente definita come “epidemica” anche nei media generalisti. Il diabete di tipo 2 oggi ha un enorme impatto sui sistemi sanitari di tutto il mondo, a causa dei costi diretti e di quelli associati alle numerose complicanze che possono svilupparsi nei pazienti che ne soffrono.

Per questo motivo sta diventando sempre più importante agire in ottica preventiva, andando a limitare i fattori di rischio del diabete di tipo 2 con l’obiettivo di arrestarne, o almeno rallentarne, la diffusione.

I fattori di rischio del DMT2

I fattori di rischio tradizionali del diabete di tipo 2 sono ampiamente riconosciuti. Oltre alla predisposizione genetica (sulla quale gli ambiti di intervento sono limitati) ne esistono molti modificabili, che possono essere oggetto di interventi preventivi. Obesità, sedentarietà, elevati livelli di colesterolo e trigliceridi ematici, ipertensione, sono tutti fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare la malattia e sui quali si sono concentrati gli sforzi del mondo della diabetologia.

È importante, però, individuare altri fattori di rischio di diabete di tipo 2, per rendere più efficaci le campagne preventive.

Uno di questi potrebbe essere proprio un basso livello ematico di vitamina D, come si evince dallo studio presentato in questo articolo.

Vitamina D: nuovo fattore di rischio del DMT2

La ricerca è stata effettuata su una coorte di 903 soggetti con un’età media di 74 anni, senza diabete né prediabete al basale, monitorati per 12 anni.

Dall’analisi dei dati raccolti è emerso che nei soggetti con elevati livelli di vitamina D (>30 ng/ml) l’incidenza di diabete sia stata solo 1/3 di quella riscontrata nei soggetti con livelli più bassi.

Gli autori hanno ipotizzato il meccanismo alla base dell’effetto protettivo della vitamina D, auspicando la conduzione di ulteriori studi che possano valutare se l’integrazione alimentare di questo nutriente possa diventare un efficace strumento di prevenzione del diabete.

 

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