Per i pazienti affetti da diabete, un piccolo taglio oppure una semplice vescica ad un piede può evolvere in una ben più grave lesione ulcerativa. Negli stati Uniti, il 15% dei diabetici sviluppa ferite croniche al piede, e di questi il 14-43% andrà incontro ad amputazione.Tali ferite presentano zone ipossiche che impediscono, ostacolano e ritardano il processo di cicatrizzazione.

Il problema di un’adeguata ossigenazione è cruciale in tutti gli stadi del processo di guarigione della ferita (dall’infiammazione al rimodellamento tissutale) e costituisce il razionale di alcune terapie innovative.

E’ proprio l’ossigeno l’elemento chiave alla base della tecnologia realizzata da un gruppo di ricercatori della Purdue University (USA): si tratta di una soletta in grado di rilasciare ossigeno proprio nella zona del piede dove è presente la lesione. La soletta è costituita da due strati di polidimetilsilossano, un tipo particolare di silicone che ha un’elevata permeabilità all’ossigeno. Viene personalizzata in base alle caratteristiche del paziente: nello strato superiore, infatti, l’area corrispondente alla zona del piede dove è presente la lesione è resa più sottile mediante ablazione con laser; nello strato inferiore, che fornisce il supporto strutturale, è presente invece una camera d’aria che contiene ossigeno.

piedi
 

 

Quando la soletta viene inserita nella scarpa, grazie alla pressione esercitata dal corpo, l’ossigeno contenuto nello strato inferiore penetra attraverso lo strato superiore e, attraverso l’area del silicone più sottile, viene rilasciato direttamente in prossimità della lesione. Quando si sta in piedi o si cammina, la pressione esercitata sulla soletta è pari in media a 150 kPa e permette all’ossigeno di fuoriuscire ad una velocità pari a 1,8 mmHg/min/cm2. Questa tecnologia, inoltre, garantisce un flusso di ossigeno anche ad una pressione minore, ovvero quando si è seduti, ad una velocità di 0,092 mmHg/min/cm2.

In questo modo la zona dove è presente la lesione può essere costantemente ossigenata.

Questa semplice tecnologia, adattabile a ciascun paziente in base alla zona dove si trova la lesione ulcerosa e alla sua forma, garantisce quindi la corretta ossigenazione della lesione, agevolandone la guarigione ed evitando che evolva in forme più gravi.

 

Fonte:

Jiang H et al. MRS Communications 2018; 8: 1184-90.

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